San Benedetto Giuseppe Labre

Il protettore della Congregazione 

Correvo affannosamente per Roma in un lontano Agosto, alla ricerca, nelle librerie cattoliche della capitale, di una vita del nostro santo titolare. I venditori, interrogati se avessero una vita di S. Benedetto, rispondevano con un sorriso di compassione e con la solita frase: non è un Santo di moda. Prima mia impressione: c'è la moda anche nella santità. Ma perché? Eh! reverendo, sa che S. Benedetto G. Labre era un mendicante, i mendicanti sono piuttosto sporchi, in questi tempi così raffinati non suscita simpatie un santo poco pulito. Secondo mia impressione: eppure è santo come S. Luigi di Francia, S. Elisabetta di Ungheria e tanti altri santi alto lignaggio; anzi questi santi erano i più grandi veneratori dei cenci e delle miserie dei poveri. 

Mi reco a S. Maria dei Monti, la Chiesa di Roma che vide per 6 anni S. Benedetto G. Labre a mendicare sulla sua soglia, per avere notizie del mio simpatico santo e mi si risponde: non sappiamo altro che morì in una casetta qui vicina; forse avrete qualche notizia di là. Vado alla casetta vicina e mi apre un ufficiale italiano che non sa nemmeno cosa dica. Terza mia impressione: ad un secolo di distanza dalla canonizzazione si è potuto perdere traccia di un santo per colpa della moda. E allora con una ferrea decisione dico: questo santo tornerà a far sentire il suo influsso proprio in tempi raffinati, profumati e di gran moda; sarà il santo sorridente ai nostri tempi, nelle nostre Puglie, alla più trascurata classe di persone invise alle anime raffinate e profumate, ai poveri di Puglia. Sarà il Santo dell'Opera che, sotto il suo nome e mediante il suo aiuto, ridarà ai più di duemila poveri mendicanti di Puglia il sorriso e la carezza di Dio. Le delusioni alle volte creano le più forti decisioni e così è stato per noi. S. Benedetto Giuseppe Labre vive e trionfa nell'Opera pugliese pur coi suoi cenci, perchè non è il cenci del corpo che fà schifo. E' il cencio di un'anima in peccato che fa schifo, e tutte le fragranze della 'colonia e della contessa azzurra' non riescono a tamponare il cadaverico lezzo che esce dai pori dell'anima peccatrice. S. Benedetto G. Labre, novello Giobbe, che si è santificato nella tentazione di un letamaio, insegni ai Poveri ed ai Ricchi di Puglia, che la santità ha profonde radici nel sostanzioso terreno dell'umanità, si sviluppa tra le spine dell'abnegazione e finalmente trionfa allo schiudersi di una tomba, proprio come in S. Benedetto Giuseppe Labre"(Am. 3, 16-04-1944).

“Il pellegrino della Madonna”, “Il povero delle Quarantore”, “Il penitente del Colosseo”, “Il nuovo sant’Alessio”. Così il popolo romano chiamava Benedetto Giuseppe Labre, che morì a Roma a 35 anni. Un francese che trascorse parte della sua breve vita come pellegrino, sostando in preghiera davanti alle immagini più care della Madonna e davanti all’Eucarestia.

Servo di Dio don Ambrogio Grittani

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